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Non sono ronde, ma funzionano ancora meglio

Non sono ronde, ma l’effetto desiderato l’hanno avuto lo stesso. I cittadini della zona Bligny-Porta Romana, stanchi del degrado del loro quartiere, hanno deciso di sedersi in strada a chiacchierare con le loro sedie per presidiare le strade fino a tarda notte

Non chiamatele ronde: è questa l’unica richiesta dei cittadini del “Comitato delle sedie”, nato da un’idea dei residenti della zona Bligny – Porta Romana, sul confine orientale della zona 5.

Ogni sera, dallo scorso febbraio, turni organizzati di condomini letteralmente assediati dalle prostitute e da tutte le conseguenze che questo fenomeno comporta, dal racket che le controlla allo spaccio, passando per il degrado dovuto ai rapporti consumati spesso in auto parcheggiate nella via o peggio all’aperto, si sono organizzati per far sentire la viva presenza del quartiere, stanco di essere considerato una zona franca al cui interno non vige la legge dello stato ma quella della strada e demoralizzato nel sentirsi dire dalle forze di polizia che poco si può fare e che l’unico modo per risolvere il problema è il trovare una nuova abitazione.

Ma come si è mosso, nel concreto questo comitato? Inizialmente i cittadini hanno tentato di far desistere prostitute e avventori installando dei fari sui balconi e sui passi carrai, senza però veder diminuire il negozio e quindi sono passati all’azione.

Squadre organizzate con tanto di pettorine luminescenti e radio collegate con le forze dell’ordine per le segnalazioni? Nulla di tutto questo, molto più semplicemente si sono ritrovati in strada a chiacchierare seduti sulle proprie sedie fino a tardi, la presenza delle persone ha quindi creato un deterrente semplice ma efficace e, nonostante le ingiurie, non solo delle prostitute ma anche dei frequentatori del vicino circolo Arci, che inizialmente accostavano il comitato alle ronde ma che, compreso il fine lo ha appoggiato, la volontà dei cittadini è riuscita a contrastare il degrado nel proprio quartiere.

Questa iniziativa non mira unicamente a “difendere a sedia tratta” il proprio territorio spostando il problema in un’altra zona, ma la volontà è quella di riportare la legalità, di mettere i bastoni tra le ruote del racket dello sfruttamento e dare una dimostrazione di presenza privata nello spazio pubblico, una prova di amore per la zona e la città. Oltre a far diminuire il degrado, i cittadini hanno dato prova di come sia ancora possibile, in una metropoli come Milano, vivere la comunità tornando a parlare col proprio vicino di casa, spesso solo vicino in senso fisico ma di fatto sconosciuto in senso umano, per raggiungere un obiettivo comune. In tempi in cui si spendono troppe inutili parole per il problema della sicurezza questa del comitato delle sedie è una bella dimostrazione per l’intera città, un rischio minimo, un raffreddore o un’influenza e un risultato concreto e visibile.

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