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Bosco della droga, il "corridoio umanitario" per facilitare la disintossicazione

A pochi giorni dal via, un primo bilancio

Repertorio

Oltre 150 persone ‘agganciate’, sette delle quali hanno già intrapreso un percorso di avvio alla disintossicazione. E’ il primo feedback del ‘Progetto Rogoredo’, l’iniziativa portata avanti da un cartello di comunità terapeutiche patrocinate e sostenute dal Municipio 4 di Milano, che rientra nel più ampio lavoro coordinato dalla Prefettura sul cosiddetto 'boschetto della droga'.

"Sono dati incoraggianti – commenta il presidente del Municipio 4 di Milano, Paolo Guido Bassi insieme al suo assessore alla Politiche sociali Marco Rondini – che ci spronano a continuare su questa strada. Come Municipio 4 non abbiamo poteri ‘diretti’ in materia, ma da oltre un anno stiamo stimolando tutte le istituzioni ad incrementare gli sforzi sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto quello dell’approccio socio-sanitario. Su questo secondo aspetto, grazie alla preziosa collaborazione con numerosi autorevoli soggetti del privato sociale e il sostegno di Regione Lombardia, abbiamo abbiamo immaginato un 'modello' e siamo riusciti a far sì che si concretizzasse con questa prima fase di sperimentazione. Pensiamo che, se al termine verranno confermati questi primi dati interessanti, possa diventare un rappresentare un punto di riferimento, replicabile anche negli altri luoghi – e non sono pochi - dove si assiste al preoccupante fenomeno del ritorno dell’eroina".

Corridoio umanitario

‘Progetto Rogoredo’ è un intervento che ha l’obiettivo di realizzare un ‘corridoio umanitario’ per favorire l’accesso alle cure delle persone, spesso giovani e giovanissimi italiani, fra i quali molte donne, che frequentano ‘l’outlet’ dello spaccio di droghe più grande del Nord Italia. La gestazione di questo intervento ha richiesto alcuni mesi di analisi e studio del quartiere e dell’area del boschetto, tempo durante il quale sono stati incontrati i residenti, le parrocchie e gruppi informali di cittadini e nel corso del quale si è dato vita a momenti ‘comunitari’ come le letture collettive, che sia a novembre che alla vigilia dello scorso Natale hanno trasformato il ‘boschetto’ in una ‘biblioteca vivente’ alla presenza di numerosi scrittori, musicisti, giornalisti, intellettuali, volontari delle realtà associative, cittadini.

Il gruppo di intervento che si è costituito per portare avanti il ‘Progetto Rogoredo’ è composto da: Fondazione Eris, Associazione il Gabbiano Onlus, Cooperativa Promozione Umana, Cooperativa Casa del Giovane, Fondazione Exodus, Associazione Kyros, Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, numerosi volontari coordinati dal missionario Don Alessandro Maraschi e il Municipio 4 di Milano, che ha patrocinato l’iniziativa e promosso il tema presso Regione Lombardia, Ats Milano e Asst Fatebenefratelli-Sacco, Comune. 

Il progetto si suddivide in tre fasi distinte. Il primo moemtno è quello in cui gli ooeratori esperti effettuano "missioni" nel boschetto per intrecciare legami con i frequentatori, allestendo anche un presidio di ristoro per generi di conforto. Vi è poi l'intervento di disintossicazione in ambulatorio con ricovere in ambiente protetto per almeno sei giorni e fino a dieci giorni. Infine si prosegue la disintossicazione nel tempo, ospitando il soggetto in appartamenti protetti, dormitori specifici o comunità.

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Commenti (2)

  • Infatti non vogliono chiuderlo ma disintossicare le persone.

  • chiudi il boschetto e si spostano da qualche altra parte. purtroppo la soluzione del problema è quasi impossibile????

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