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Rogoredo, vincolo alla palazzina delle ex acciaierie: rischia di saltare il campus del Conservatorio

L'istituzione musicale irritata col Ministero: un vincolo potrebbe ridurre i margini di manovra di una ristrutturazione corposa

La palazzina

Una volta, nella Milano operaia e industriale, il quartiere di Rogoredo era "dominato" dalle Acciaierie Redaelli. Di loro resta un edificio a mezzaluna, chiamato "palazzina ex chimici", e null'altro. Ora l'edificio potrebbe diventare la seconda sede del Conservatorio di Milano. Un'idea coltivata per ridare linfa, rigenerare una periferia "martoriata" dal boschetto della droga e da problemi connessi.

Ma c'è un ostacolo. Il Ministero dei Beni Culturali, nella "febbre da vincoli" che lo pervade da un po', soprattutto nei confronti di Milano, potrebbe porre un vincolo monumentale sulla palazzina. E questo rischierebbe, paradossalmente, di bloccare sul nascere la riqualificazione del Conservatorio.

Palazzina piena d'amianto

L'istituzione musicale in realtà vorrebbe mantenere la "mezzaluna", trasformandola in un campus da 200 posti letto (oltre a un auditorium): quindi dove sta il problema? Semplice: con un vincolo monumentale, la ristrutturazione diventerebbe molto complessa. Ci vorrebbero permessi specifici praticamente per qualunque azione, e tra l'altro l'edificio è pieno di amianto da rimuovere completamente. I muri dovrebbero essere modificati.

Per Raffaello Vignali, presidente del Conservatorio, il progetto del campus musicale consentirebbe il recupero di una palazzina che, altrimenti, resterà in una situazione di abbandono fino al decadimento totale. Prova ne sia che, anni fa, una cooperativa vinse un bando per l'ex chimici ma poi rinunciò a prenderla in carico perché la bonifica costava troppo.

L'esempio dell'ex istituto Marchiondi, a Baggio, è sotto gli occhi di tutti. Una struttura che avrà anche un suo pregio nella corrente brutalista dell'architettura del '900 ma, di fatto, è abbandonata e senza un progetto di recupero da anni per via del vincolo monumentale che impedisce quasi qualunque modifica allo "scheletro". 

E Pierfrancesco Maran, assessore all'urbanistica di Milano, è intervenuto sul tema, chiedendo al Ministero di non porre vincoli a strutture con progetti già avviati o idee in atto, ma di «credere nei percorsi e farne parte, contribuendo anche a migliorarli».

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