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Il Comune resiste al Tar per difendere l'ordinanza di chiusura della moschea abusiva

Si tratta del centro islamico di via Faà di Bruno/Cosenza, che dovrebbe essere un laboratorio. I dettagli

Davanti al centro islamico di via Faà di Bruno / Cosenza

Il Comune di Milano resisterà al Tar contro l'associazione che chiederà ai giudici amministrativi di annullare la chiusura del centro islamico di via Faà di Bruno/Cosenza (zona Corvetto). La giunta ha approvato, il 13 luglio, la delibera di costituzione in giudizio. Risale invece al 22 marzo l'ordine del Comune di ripristinare l'originale destinazione d'uso del locale seminterrato, che dovrebbe essere un laboratorio, entro 90 giorni, pena l'acquisizione gratuita da parte di Palazzo Marino.

Diverse volte i residenti nello stabile (e nel quartiere) si erano lamentati dell'uso improprio del locale e del via vai di persone che vi si recavano a pregare. L'associazione srilankese che gestisce il centro islamico ha presentato un ricorso al Tar contro l'ordine del Comune, e il 14 giugno il Tar ha di fatto dato comunque ragione a Palazzo Marino sul merito della questione, ma ha accolto la richiesta di sospensione per la parte in cui (se il locale non fosse stato convertito a laboratorio entro 90 giorni) il Comune se ne sarebbe impossessato.

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La situazione è comunque in stallo: il Tar si esprimerà nel merito nel mese di giugno del 2019. Fino a quel momento resta comunque valido l'ordine comunale, ma se l'associazione non lo ottempera non rischia di vedersi requisito il locale. E la giunta milanese, nella delibera con la quale si costituisce al Tar, mette per iscritto, un'altra volta, che la destinazione a luogo di culto di fatto è "comprovata", ma senza il necessario "permesso di costruire" e senza che sia stato ancora approvato il "piano per le attrezzature religiose", previsto dalla legge regionale sui luoghi di culto e in via di definizione da parte dell'assessorato all'urbanistica.

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